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[AQ/DM Artemis] Un nuovo inizio
#1
Ora sei libera. Non dovrai servire alcun padrone e potrai fare ciò che ritieni della tua vita. Comprendo che tu ti possa sentire in difficoltà, ma non sarai da sola. Ho promesso alla tua amica Lana che ti avrei aiutata e protetta, garantendoti una vita migliore di quella che avevi nella casa di Xeno. E io sono un cavaliere, un uomo di parola. Per cui, fermo restando il fatto che le scelte sono sempre tue, potrò darti qualche consiglio ed aiuto per dirigerti al meglio. D'accordo?" La giovane Dana annuì lentamente a Brayden. Era seduta sul divano della stanza del Diamante del Letame in cui momentaneamente risiedeva e lo guardava con occhi spalancati, attenta come un animale selvatico nato in cattività gettato per la prima volta nel suo ambiente naturale. La mente di Brayden andò ai falchi che amava addestrare per la caccia, quando era a caso. I giovani esemplari, appena in grado di volare, venivano lasciati liberi per poi essere nuovamente attirati a casa con il cibo. In questo modo si può spezzare lentamente, sebbene con qualche rischio, il legame di totale dipendenza con il falconiere. in questo modo che il falco impara che il falconiere non placherà la sua fame come la madre nel nido, ma gli consentirà di trovare cibo più facilmente.


Tuttavia, la giovane che gli stava davanti non era un uccello da preda, bensì una candida colomba persa nelle luride strade di una città portuale come Hillsfar e lasciarla da sola avrebbe potuto avere gravi conseguenze. Dopotutto era una giovane bella e desiderabile e contemporaneamente priva di mezzi di sostentamento: nella migliore delle ipotesi sarebbe divenuta una moglie asservita a qualche laido mercante; nella peggiore una donna pubblica in qualche postribolo. La sacerdotessa Daphne aveva ragione. Avrebbe dovuto darle un'istruzione, instradarla verso un'arte che le fosse confacente e poi darle i mezzi per cavarsela da sola. "C'è una scuola in città, gestita dalla Chiesa di Deneir. Ho pensato che potresti iscriverti lì per studiare ed imparare qualcosa che ti dia qualche competenza per trovare un lavoro. Fino ad allora non devi preoccuparti, farò in modo di farti avere un tetto sopra la testa. Attualmente non dispongo di tutto ciò che è mio e l'oro che ho con me non è molto e non posso garantirti grandi lussi. Ma basterà.
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#2
Nelle settimane successive, Dana capisce la necessità di utilizzare un nome falso - e dopo averci pensato a lungo, sceglie il nome di Agnes.

Sembra abbastanza entusiasta all'idea di studiare, e si impegna recandosi ogni sera ai corsi serali alla Voce, ma allo stesso tempo dimostra di essere irrequieta...specialmente dopo avere sentito che Brayden non è una persona ricca, si prende sempre più spesso l'incarico di fargli piccoli favori e lavori domestici - con risultati abbastanza altalenanti, non essendo effettivamente stata addestrata nelle arti domestiche.

D'accordo con Oswul e con l'esasperata sopportazione di Yasheira, che di tutto ha bisogno tranne che di un'imbranata che si sia messa in testa di "darle una mano", inizia a occuparsi di tutto ciò che - nella sua personale visione delle cose - possa rendere più semplice e piacevole la vita di Brayden.

Inizia con l'occuparsi di piccoli lavori e commissioni quando Brayden non c'è, per esempio fargli trovare gli stivali lucidati, lavargli gli indumenti (certo, qualche camicia o mutanda diventa rosa, ma poverina! Dopotutto deve imparare) e rammendargli le calze (male, perché ovviamente non è capace). Se Brayden non ha obiezioni, consuma i pasti con lui, servendogli il vino e ordinando da Oswul quelli che - consigliati da Oswul stesso - dovrebbero essere i piatti preferiti di Brayden.

Se Brayden non obietta a tutte queste attenzioni, nel corso delle settimane Dana - o meglio Agnes - inizia a fargli trovare attenzioni più personali, ad esempio facendogli trovare in camera al Diamante un bagno caldo, e offrendosi di lavargli la schiena o i capelli. Palesemente, la ragazza guarda Brayden con gli occhioni da cucciolo, come se fosse (e probabilmente lo è) la prima persona di sesso maschile ad essersi comportata in maniera gentile con lei.

In momenti diversi, sia Oswul che Yasheira - parafrasando in modo differente, e con diversi livelli di preoccupazione e minaccia nella voce - fanno presente a Brayden che è abbastanza palese che Dana si sia presa una sbandata per lui, e che non dovrebbe approfittarne.
[Immagine: firma_artemis.png]
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#3
"Yasheira, se non fossi la cuoca eccellente e la bella ragazza che sei, mi offenderei per questa tua affermazione. Non sono il genere di uomo che insidia una giovane in difficoltà come lo è Agnes. Ho promesso di proteggerla e lo farò, senza approfittare delle sue grazie" rispose Brayden rivolgendo un ironico sorriso alla locandiera. Aveva respinto ostentando quasi sdegno le osservazioni di Yasheira e Oswul, ma non poteva negare che la tentazione fosse forte. Agnes era una giovane di grande bellezza e, in una situazione diversa, avrebbe senz'altro cercato di sedurla. Tuttavia, Brayden concordava con Oswul e Yasheira: approfittare della situazione sarebbe stato indegno di un cavaliere. Indegno di lui.
Ma cosa aveva fatto della sua vita? Non aveva già fallito una volta.
In ogni caso, Brayden, ben conoscendo i propri limiti, evitava situazioni eccessivamente imbarazzanti, come ad esempio il bagno. Ringrazia sempre con garbo Agnes, ricordandole che non è la sua serva, ma una persona libera. Per quanto possibile consuma i pasti con lei e le dà consigli su come comportarsi educatamente: portamento, eloquio e modo di utilizzare le posate sono, ad avviso di Brayden, un modo per dare una buona impressione di sè anche in una città di mercanti come Hillsfar. E' inoltre lieto che abbia accettato di iniziare un percorso di studi. Se questo non sottrae troppo tempo agli studi può guadagnare qualcosa offrendosi di servire ai tavoli di Oswul durante i momenti di maggiore affollamento.
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#4
Brayden giaceva supino nel comodo letto della Locanda di Alberi Intrecciati, illuminato dal vago chiarore del cielo stellato che filtrava dalla finestra. Avvertiva il respiro leggero di Agnes addormentata con il capo appoggiato al suo petto e la mano stretta ancora alla sua, con le dita intrecciate. Spostò appena il capo per guardarla: aveva la bocca leggermente schiusa ed un'espressione serena sul viso. Gli tornò alla mente un libro che era solito sfogliare da bambino nella biblioteca paterna: si trattava di un volume pensato per l'educazione dei fanciulli e dedicava un capitolo all'illustrazione delle virtù, rappresentate in modo allegorico con delle immagini di persone o animali. Agnes in quel momento avrebbe benissimo potuto essere la rappresentazione dell'innocenza, pensò. Aveva visto molte donne in situazioni del genere, anche molto belle, ma tutte avevano qualcosa di diverso da lei. Era come se gli sguardi e la passione ricevuta rivestissero la pelle delle donne di una patina simile ad uno smalto che ricopre e trasforma irreversibilmente la persona sottostante, rendendola diversa dal suo stato originale, che rimane per sempre irraggiungibile. Su di lei quella sorta di patina ancora non si era posata e restava candida come la neve che perennemente ricopriva i monti Snowflake ad oriente del Tethyr.
Brayden sciolse la mano dalla sua e la accarezzò con dolcezza, passandole le dita tra i capelli color del miele.
Si stava davvero comportando in modo giusto con lei? Agnes gli donava tutta sé stessa, senza riserve ma lui cosa poteva realmente darle? Di certo non poteva unirsi per la vita ad una donna che, per quanto bella, gentile ed onesta fosse, era stata concepita da chissà chi e chissà dove, magari sotto i tavoli di una locanda o in un fienile dopo una festa campestre. D'altra parte non voleva allontanarla, perché gli piaceva averla intorno a sè. Pur essendo ella completamente digiuna di faccende amorose, la aveva apprezzata anche quella sera, sebbene in modo molto diverso da quello che avrebbe potuto aspettarsi in una simile circostanza. Averla lo riempiva di una profonda soddisfazione, simile ad un piacevole tepore. Mentre la stringeva tremante gli era tornata alla mente la sensazione che aveva provato un tempo da bambino quando, dopo essere rientrato al castello da una battuta di caccia in compagnia del padre sotto la pioggia ed il vento sferzante, si era rintanato sotto le coperte, di fronte alle braci del camino, mentre fuori infuriava la tempesta. Certo, lei si era proposta garantendogli la piena libertà, solo per "tenersi compagnia l'un l'altra", ma quanto di vero c'era in quelle parole? Probabilmente ella ingannava sè stessa per inseguire i propri sogni. Sarebbe stato proprio lui ad infrangerglieli per sempre?
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#5
C'era, in quell'istante, un equilibrio segreto che avrebbe potuto spezzarsi con il semplice battito d'ali di un insetto invisibile. Il mondo, ignaro, scorreva con la sua ineluttabile indifferenza, ma nella stanza del "Diamante nel Letame" si compiva un atto che avrebbe potuto appartenere a un mito antico o a un sogno altrui.
Brayden sollevò il capo quando avvertì un fremito nell'aria, una variazione impercettibile della realtà, simile a un'ombra che si allunga senza causa apparente. Il piccolo essere, un pixie dai tratti indefinibili, come se la sua fisionomia sfuggisse ai confini della percezione umana, era comparso senza suono, come il ricordo di un evento mai accaduto.
"Cavaliere, ti porto il tributo promesso. Questo abito non è semplice tessuto, ma un frammento di ciò che non è mai stato e tuttavia esiste." Il pixie sollevò tra le mani un vestito che pareva appartenere a una leggenda più che alla materia. La stoffa rifletteva luci invisibili, le trame intrecciate con la geometria di un enigma. Vi erano in esso memorie di foreste remote, di ballate mai composte, di notti senza tempo.
Brayden lo prese senza parlare. Per un attimo si domandò se l'oggetto esistesse davvero o se fosse il riflesso di un'idea plasmata dal reame fatato. Quando la creatura svanì, lasciando dietro di sé un silenzio più fitto del precedente, il cavaliere tornò a guardare Agnes. Dormiva, e nella sua immobilità vi era l'eco di un'infanzia perduta, di una vita cancellata. Egli avvertì il peso di un paradosso: amava una donna il cui passato era un labirinto senza mappa, un volto senza genealogia. Cosa significava, dunque, il sangue, la nobiltà, la tradizione, quando l'universo stesso era un susseguirsi di specchi e riflessi?
Il mattino, quando Agnes si svegliò e vide il dono, esitò. Lo toccò con la reverenza che si riserva agli oggetti sacri o maledetti. "Brayden, io... non sono degna di un simile abito. Io non sono nessuno."
Brayden la fissò. "Forse nessuno lo è. O forse siamo tutti intrecciati a storie che non possiamo comprendere. Questo vestito non è per la donna che eri, ma per quella che sei ora."
Agnes abbassò lo sguardo. Per un istante, Brayden ebbe la certezza che in quel gesto si celasse un significato profondo, una chiave capace di svelare non solo il destino della giovane, ma anche il proprio. Quando, più tardi, Agnes scese nella sala della locanda, la veste sembrava aver mutato la natura stessa della luce attorno a lei. Oswul la guardò senza parole, Yasheira accennò un sorriso enigmatico.
Brayden la osservò da lontano e comprese che l'universo era fatto di scelte e di enigmi, di percorsi che si biforcavano, di verità mutevoli come le ombre. Sapeva che la nobiltà non avrebbe mai accettato la loro unione, che il passato era un tribunale inflessibile. Eppure, in quel momento, la sua unica certezza era che amava quella donna. Ma forse, in un altro sogno, in un'altra vita, in un altro libro non ancora scritto, erano già insieme da sempre.


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